Vi voglio raccontare una storia di qualche anno fa che ci ha commosso e che ci commuove ancora moltissimo al ricordarla. Si trattava di una bimba molto piccola, ancora nella pancia della sua mamma, alla quale i medici avevano riscontrato una grave malformazione al cervello, tale da comprometterne irrimediabilmente l’esistenza. La sua mamma, nel sentire questa notizia, fu presa da forti depressioni tali da segnare profondamente le sue giornate ed i medici, per il bene suo, le consigliarono di abortire. Fu così che un tristissimo giorno, quella bimba fu abortita e finì nel sacchetto che conteneva tutti i bambini che come lei in quel giorno erano stati abortiti. Ma Dio aveva un disegno straordinario con lei. Lei, pur in quello stato di abbandono e di rifiuto, era forte e tenace e raccolse tutte le sue forze, dimenandosi e muovendosi nel sacco dei rifiuti, fino ad attirare la compassione di uno degli infermieri che mosso a pietà, invece di chiudere il sacco, come di solito si fa, la prese e la portò nel reparto dei prematuri. Cominciò così per lei un calvario interminabile: tubi, tubicini, flebo, ossigeno, iniezioni, interventi, intubazioni, e tutto da sola: non c’erano per lei la sua mamma e il suo papà a farle coraggio, a coccolarla, a dirle delle paroline dolci per alleviare un pochino i suoi disumani dolori. Da sola, a parte qualche medico e qualche infermiera che si fermavano a parlarle e a sorriderle porgendo qualche carezza a quel corpicino minuto ed esile di soli 500 grammi e con sole 24 settimane di gestazione. La battaglia durò quattro mesi, lunghi, insopportabili… molte volte fu lì lì per non farcela più e soccombere... molte volte nessuno avrebbe dato speranza per la sua vita, ma Dio continuava ad avere un meraviglioso e misterioso disegno di amore su di lei. Si riprese finché i medici, pur nella sua delicatezza e fragilità, la dichiararono adottabile avvisando il Tribunale dei minori. Il giudice preposto si diede da fare e dopo breve tempo trovò una famiglia disposta ad accoglierla e ad adottarla, nonostante la sua grave malformazione: nessuna certezza di sopravvivenza e di salute. Avrebbe potuto avere qualsiasi tipo di complicazione, ma avrebbe anche potuto non avere nulla o solo qualche piccolo problema. Una bambina dunque ad alto rischio. La sua battaglia comunque l’aveva già vinta, contro tutto e tutti. Se stimolata, il miracolo poteva anche compiersi. Ieri questa bimba ha compiuto tre anni, è sana, vispa, parla, cammina, gioca, combina guai. Nessuna vita va disprezzata o rifiutata. Tutta la vita è nelle mani di Dio e va accettata e amata. Camilla, questo è il suo nome, ha portato una gioia immensa nella nostra famiglia ed è la testimonianza che Dio ci ama di un amore smisurato fuori da ogni logica umana. ECCOLA QUI. Rendiamo grazie a Dio.
Rinunciamo alle uova di Pasqua … rinunciamo al superfluo … festeggiamo la Pasqua con sobrietà …
Sensibilizziamo i nostri figli, loro accetteranno sicuramente se saremo capaci di fargli capire il valore della rinuncia! Doniamo il ricavato di queste rinunce a quelle persone che purtroppo non festeggeranno la Santa Pasqua … a quei bambini che non potranno ricevere l’uovo con la sorpresa ….
E il giorno di Pasqua troviamo il tempo per pregare in famiglia per tutte le vittime di questa tragedia!
NON ESITIAMO!!! I nostri figli sono più sensibili di noi!
Zitti, zitti presto a letto la Befana è qui sul tetto, sta guardando dal camino se già dorme ogni bambino, se la calza è già appesa, se la luce è ancora accesa! Quando scende è sola sola, svelti, sotto le lenzuola! Li chiudete o no quegli occhi! Se non fate i buoni niente dolci nè balocchi, solo cenere e carbone.
La leggenda della Befana
Secondo il racconto popolare, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchia. Malgrado le loro insistenze, affinchè li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.
Tu che ne dici SIGNORE se in questo Natale faccio un bell’albero dentro il mio cuore, e ci attacco, invece dei regali, i nomi di tutti i miei amici: gli amici lontani e gli amici vicini, quelli vecchi e i nuovi, quelli che vedo ogni gior- no e quelli che vedo di rado, quelli che ricordo sempre e quelli a volte dimenticati, quelli costanti e quelli alterni, quelli che, senza volerlo, ho fatto soffrire e quelli che, senza volerlo, mi hanno fatto soffrire, quelli che conosco profondamente e quelli che conosco appena, quelli che mi devono poco e quelli ai quali devo molto, i miei amici semplici ed i miei amici importanti, i nomi di tutti quanti sono passati nella mia vita.
Un albero con radici molto profonde, perché i loro nomi non escano mai dal mio cuore; un albero dai rami molto grandi, perché i nuovi nomi venuti da tutto il mondo si uniscano ai già esistenti, un albero con un’ombra molto gradevole affinché la nostra amicizia, sia un momento di riposo durante le lotte della vita.
Entrambii miei bambini fanno parte del gruppo Scout! Marco ormai è già due anni che frequenta, e l’anno prossimo da Lupetto diventerà un Esploratore. Riccardo invece ha cominciato quest’anno. Sabato scorso c’è stato l’ultimo incontro prima delle vacanze natalizie e alla fine dell’incontro c’è stata la S. Messa con i genitori e poi una grande cena insieme con tanto di tombolata. Devo dire che è stata proprio una bella serata! La cosa che mi ha fatto felice però è un’altra: vedere Riccardo fiero di sé! Eh sì perché sabato ha ricevuto la “pelliccia” da Lupetto!!! Che bello vederlo entrare in Chiesa a testa alta e petto in fuori, proprio con il classico atteggiamento di uno che è fiero di se stesso. E poi quando ci è passato in fianco, con un sorriso enorme ci ha detto: “Guardatemi! Sono un Lupetto, ho la pelliccia!!!”. Per lui è stata davvero una bella conquista! Sì perché dovete sapere che la pelliccia si conquista! La prossima mèta sarà la Promessa, dove riceverà il fazzoletto, il simbolo della promessa stessa, e la coroncina del rosario. (altro momento di grande commozione!!)
La “pelliccia” non è altro che la divisa del lupetto, escluso naturalmente il fazzoletto. Con la pelliccia si diventa ufficialmente un lupetto!
Con la promessa invece prenderà l’impegno di fare sempre del proprio meglio per essere fedele a Dio, alla Patria e ai Genitori, ed osservare la “legge del branco” per fare ogni giorno una buona azione a vantaggio di qualcuno … ma questo lo racconterò meglio quando succederà! Con Marco è stata una bella emozione; era emozionatissimo anche lui … quando ha ricevuto il fazzoletto non ha fatto altro che guardarselo di continuo! Sono contenta che facciano parte di questo gruppo, perché oltre ad una formazione cristiana, ricevono anche un insegnamento per la vita. Li aiutano a crescere, a diventare grandi, a formare il carattere e a sapersela cavare sempre in ogni situazione difficile! Il gruppo Scout lo consiglio a tutti!
La Legge del Lupetto: - il lupetto ascolta il Vecchio Lupo; - il lupetto non ascolta se stesso.
Cavoli …. Oggi aprendo il mio blog ho scoperto di aver ricevuto addirittura un premio!! Che roba! Incredibile ma soprattutto inaspettato!!!!!!!!!!! Sono contenta! E non so cosa scrivere …. Solo che ringrazio Mary che ha voluto darmi questo “premio”!… ci sono delle “regole” da rispettare e spero di riuscire a farlo … non sono una cima con queste cose …. Comunque! Allora, la prima regola è accettare e visualizzare l’immagine del premio … ACCETTO con gioia e … l’immagine è questa :
Ieri, all'uscita da scuola, mio figlio Ricky ed il suo amico Luca erano particolarmente contenti ed entusiasti ... la loro maestra aveva raccontato in classe la storia di Santa Claus! "Mamma guarda la maestra ci ha detto che possiamo trovarla anche su Internet a questo indirizzo .... me la fai vedere? Me la stampi quando hai tempo?" "Lo sapevi, mamma, che Santa Claus in realtà si chiama San Nicola?"... E' stato bello vederlo ed ascoltarlo! Questa mattina mentre sistemavo la stanza, mi sono tornate in mente le parole che mi aveva detto prima di andare a dormire ... "sono curioso di vedere questo sito e rileggermi la storia di Babbo Natale!" Allora ho interrotto per un momento le faccende e mi sono messa al computer! Ho trovato la storia di Babbbo Natale e ho deciso di metterla anche sul mio blog, così chi non la conosce .... potrà rileggerla e ... perchè no ... tornare un pò bambino ... almeno per 10 minuti!!!!
Buona Lettura!
"Babbo Natale, o almeno un personaggio molto simile è realmente esistito; si tratta di San Nicola. Nato a Patara, in Turchia, da una ricca famiglia, divenne vescovo di Myra, in Lycia, nel IV secolo e forse partecipò al Concilio di Niceanel nel 325. Quando morì le sue spoglie, o le presunte tali, vennero deposte a Myra fino al 1087. In quest'anno infatti vennero trafugate da un gruppo di cavalieri italiani travestiti da mercanti e portate a Bari dove sono tutt'ora conservate e di cui divenne il santo protettore.Negli anni che seguirono la sua morte, si diffusero numerosissime leggende. Una tra le più famose e confermata da Dante nel Purgatorio (XX, 31-33) è quella delle tre giovani poverissime. Nicola, addolorato dal pianto e commosso dalle preghiere di un nobiluomo impossibilitato a sposare le sue tre figlie perché caduto in miseria, decise di intervenire lanciando per tre notti consecutive, attraverso una finestra sempre aperta dal vecchio castello, i tre sacchi di monete che avrebbero costituito la dote delle ragazze. La prima e la seconda notte le cose andarono come stabilito. Tuttavia la terza notte San Nicola trovò la finestra inspiegabilmente chiusa. Deciso a mantenere comunque fede al suo proposito, il vecchio dalla lunga barba bianca si arrampicò così sui tetti e gettò il sacchetto di monete attraverso il camino, dov'erano appese le calze ad asciugare, facendo la felicità del nobiluomo e delle sue tre figlie. In altre versioni posteriori, Nicola regalava cibo alle famiglie meno abbienti calandoglielo anonimamente attraverso i camini o le loro finestre. In ogni caso San Nicola divenne nella fantasia popolare "portatore di doni", compito eseguito grazie ad un asinello nella notte del 6 dicembre (S. Nicola, appunto) o addirittura nella notte di natale. Il nome olandese del santo, Sinter Klass , venne importato in America dagli immigrati come Santa Claus (abbreviazione di Sanctus Nicolaus) , la cui traduzione in italiano è solitamente Babbo Natale.
L'ottimista non è un ingenuo, un sognatore: non crede che il gallo si metta a fare le uova; non pensa di trovare la perla nelle ostriche che ha ordinato al ristorante, per pagare il conto; non vede più stelle di quante sono... Al contrario, l'ottimista è un saggio! Ha una sana struttura mentale, un simpatico patrimonio di idee.
Le nubi passano, il cielo resta Le ombre sono la prova che intorno esiste la luce. Anche se il ponte crolla, le rive continuano a restare. Inciampare non significa cadere. Quando sembra che Dio chiuda una porta, in realtà apre un portone. Non posso avere tutto: d'altronde, dove lo metterei? Essere uomo è sempre una favola! La terra rimane pur sempre circondata di cielo! Dio non crea scarti. Non esiste il male assoluto: anche un bastone storto può far camminare dritto. Persino la morte ha il suo lato buono: vuoi che tutti parlino bene di te? Fa' il morto! Ci sono sempre mille soli dietro le nuvole....
Marzo, un freddo vento soffiava contro una finestra di un’ospedale di Dallas, in quel momento entrava un dottore nella camera di Diana Blessing, la quale era dopo un’intervento chirurgico. Suo marito, David, le teneva stretta la mano mentre attendevano notizie. Il pomeriggio prima, il 10 Marzo, delle complicazioni l’avevano costretta ad un parto cesareo alla 24 settimana, che avrebbe dovuto far nascere la figlia della coppia, Danę Lu Blessing.
I neo genitori erano a conoscenza che la neonata pesava 708 g. e raggiungeva 30 e mezzo cm. di lunghezza, che era ancora immatura, ma nonostante tutto le parole del dottore li colpirono. "Non credo che la bambina abbia molte probabilita` di sopravvivere," disse loro piu` delicatamente che pote`. "Ci sono solo il 10 per cento che sopravviva alla notte, ed anche se cio` accadesse per qualche miracolo le probabilita’ che abbia complicazioni future e’ molto alta"
Paralizzati dalla paura i coniugi David e Diana ascoltavano le parole del dottore che descriveva loro tutti i problemi che avrebbe dovuto affrontare la neonata. Non essere mai in grado di camminare, parlare, di vedere, ritardata mentalmente e molto altro ancora.
Diana con il marito David ed il loro figlioletto di 5 anni, speravano tanto che un giorno Dana avrebbe allietato la loro famiglia. Ed ora, nel giro di poche ore, vedevano tutti i loro sogni e desideri allontanarsi per sempre.
Ma i loro guai non erano finiti, il sistema nervoso della piccola non era ancora sviluppato. Quindi qualunque carezza, bacio o abbraccio era per Dana pericoloso, i famigliari sconsolati non potevano neanche trasmetterle il loro amore, dovevano evitare di avvicinarsi a lei. Tutto quello che potevano fare era di pregare il Signore che si prendesse cura della loro piccola, che la cullasse e la facesse sentire amata.
Non credettero alla loro fortuna quando Dana comincio` a migliorare. Passavano le settimane e la piccola continuava a prendere peso e diventare piu` forte. Finalmente, quando Dana compi` 2 mesi i suoi genitori poterono abbracciarla per la prima volta. Due mesi dopo, mentre i dottori li avvertivano che avrebbe potuto peggiorare in qualunque momento, Dana usci` dall`ospedale e finalmente ando` a casa con la sua famiglia.
Cinque anni dopo Dana, era diventata una bambina serena che guardava verso il futuro con fiducia e con tanta voglia di vivere. Non c`erano segni di deficienza fisica o mentale, era una bambina normale che viveva la sua vita. Ma questa non e` la fine della storia. Un caldo pomeriggio del1996 Dana era seduta in braccio della mamma, erano in un parco non lontano da casa (Irving, Texas) dove suo fratello Dustin giocava a calcio con i suoi amici. Come sempre chiacchierava felice con la sua mamma, quando all’improvviso si zitti`. Si abbraccio` e chiese alla mamma "Lo senti? "
Diana sentendo nell`aria che si avvicinava la pioggia rispose "Si. Profuma come quando sta per piovere." Dana chiuse gli occhi e ridomando`, "Lo senti?" Ancora una volta la mamma rispose, "Mi sa che tra un po` saremo tutte bagnate, sta per piovere."
Dopo un po`, Dana, alzo` la testa e accarezzandosi le braccia esclamo`, "No, profuma come LUI. Profuma come quando Dio ti abbraccia forte."
Diana comincio` a piangere calde lacrime mentre la bambina raggiungeva le sue amiche per giocare con loro. Le parole della figlia avevano confermato cio` che sapeva in cuor suo, da tanto tempo ormai. Durante tutto il periodo in ospedale, mentre lottava per la sua vita, Dio si era preso cura della piccola abbracciandola cosi` spesso che il suo profumo era rimasto impresso nella memoria di Dana.
L`amore di Dio e` grande come un oceano, vedi dove inizia ma non la fine.